Occupazione in Italia e in Europa un divario strutturale

Solo il 68% degli italiani tra i 20 e 64 anni lavora

L’Italia è ultima tra i 27 paesi dell’Unione Europea per tasso di occupazione nella fascia 20–64 anni. Secondo i dati Eurostat 2025, solo il 68% degli italiani in età lavorativa ha un impiego: contro l’81% della Germania, il 76% della Francia, l’80% di Irlanda e Portogallo, e persino il 71% della Grecia. Malta tocca l’84%. La media UE si attesta al 78%: l’Italia è dieci punti sotto, e quel divario si conferma da oltre un decennio.

Non è un problema congiunturale. È strutturale.

La prima componente è la bassa partecipazione femminile

Solo il 58% delle donne italiane tra i 20 e i 64 anni lavora, contro il 71,3% della media europea (Eurostat 2025). Significa che quattro donne su dieci in età lavorativa sono fuori dal mercato del lavoro, in un paese con una rete di asili nido strutturalmente insufficiente rispetto agli standard continentali. In assenza di servizi adeguati, il costo della maternità ricade quasi interamente sulle donne.

La seconda è generazionale

Il tasso di occupazione dei giovani tra i 20 e i 29 anni è al 47,6%, contro il 65,7% della media UE (Eurostat 2025). Quasi un giovane su due non lavora ancora nella fascia d’età in cui si costruisce il capitale umano, si formano le competenze sul campo e si inizia ad accumulare contributi previdenziali. Il ritardo nell’ingresso nel mercato del lavoro si propaga per decenni: in termini di produttività, reddito e sostenibilità del sistema pensionistico.

La terza è territoriale

Il Mezzogiorno registra un tasso di occupazione del 53,4% (ISTAT 2024, fascia 20–64 anni), che in alcune regioni scende sotto il 50%. L’Italia non è un mercato del lavoro unico: è almeno due, con dinamiche e prospettive profondamente diverse.

Un Paese che esclude le donne, ritarda i giovani e dimentica il Sud non ha un problema di occupazione: ha un problema di scelte politiche radicate da decenni.